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La legge cantonale sulla protezione dei beni culturali, dice che chiunque venga a conoscenza di un bene in pericolo deve segnalarlo. Ebbene Gandria è in pericolo.

Secondo la legge cantonale è possibile proteggere anche i vuoti, gli spazi adiacenti e interposti ai beni immobili ed è quindi possibile proteggere un intero villaggio.

Finora a livello cantonale è stato protetto il nucleo di Fusio, un esempio di villaggio alpino. Proteggere Gandria significa salvare un modello di villaggio lacustre, l’unico risparmiato, nel suo dedalo di vicoli e portici, dal passaggio della strada.

La protezione implica l’elaborazione di criteri di discernimento, di parametri di equanimità e comporta l’inventario di ogni muro, ogni intonaco, ogni porta, ogni facciata, ogni sasso, ogni discesa a lago, degna di nota e attenzione.

Nessuna tentazione di museificazione. Tutto vive, è in divenire, si muove con l’apporto specialistico di architetti, storici, storici dell’arte, paesaggisti. Il concetto di protezione è cambiato dagli anni 80: non più una sequela di regole, a volte contraddittorie e miopi, che fermano il tempo, ma un accompagnamento, un consiglio specialistico che comprende la coscienza del passato e una visione accorta delle linee di tendenza, e apre l’orizzonte delle autorità, dei funzionari, del cittadino.

In Ticino un’esperienza pionieristica ha fatto scuola nel mondo, quella guidata da Luigi Snozzi, a partire dal 1978, a Monte Carasso, che segna il passaggio da un approccio restrittivo a un approccio creativo della salvaguardia dei beni. 

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