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22 luglio 2012 7 22 /07 /luglio /2012 12:30

Ricorderete il braccio di ferro tra Municipio e il Consiglio comunale di Lugano per la protezione del patrimonio architettonico della città, conclusosi (almeno sulla carta) a favore del legislativo nel luglio 2011.
Tra gli oggetti del contendere c'era anche una villa del 1912 in via Moncucco 9, per la quale nel 2010 il Municipio aveva già concesso licenza di demolizione al proprietario. L'anno successivo il Consiglio comunale ha invece deciso che doveva essere protetta. Logico dedurne che con ciò decadeva la licenza di demolizione.
Invece la villa protetta è stata demolita proprio in questi giorni. Come è potuto succedere? 
È quello che tutti vorremmo sapere. Perché? E chi è responsabile. Vogliono saperlo anche i consiglieri comunali Giordano Macchi e Giovanni Bolzani che hanno inoltrato al Municipio una interrogazione in merito.

moncucco.jpg

Le foto sono tratte da "Il nostro paese", la rivista della STAN, di luglio-settembre 2010

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20 luglio 2012 5 20 /07 /luglio /2012 17:41

Due petizioni che abbiamo sostenuto negli scorsi mesi sono giunte in porto in questi giorni.
La prima, che si prefigge la salvaguardia della villa e del parco di Montagnola dove dimorò Hermann Hesse fino alla sua morte, ha raccolto 3184 firme ed è stata consegnata al Municipio di Collina d'Oro.
La seconda sostiene l'esigenza di riconsegnare all'agricoltura il vasto comprensorio di Valera - tra Rancate, Genestrerio e Ligornetto - in passato occupato dai serbatoi di benzina: ha raccolto 6850 adesioni ed è stata consegnata al Consiglio di Stato.


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13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 13:04

Fin dalla sua nascita, quattro anni fa, VivaGandria non si è mai stancata di perorare la causa di un maggior coinvolgimento nei processi decisionali riguardanti la protezione del territorio e dell’ambiente e della partecipazione dei cittadini alla pianificazione comunale. La condivisione delle decisioni tra autorità e cittadini è la strada giusta per la ricerca di soluzioni accorte e consapevoli a difesa del bene comune. Il cammino è complicato. Da una parte richiede di coinvolgere la popolazione - esclusa dai processi decisionali che determinano la qualità di vita e chiamata solo ogni quattro anni ad esprimere un voto sul chi dovrà decidere, quindi “diseducata” ad assumersi responsabilità in prima persona – in un lungo e lento processo di apprendimento. Dall’altra convincere le autorità comunali – tormentate dalla concorrenza partitica e abituate a far da sole senza coinvolgere i cittadini – della bontà e della necessità della mediazione. Indubbiamente, confrontati a un Municipio dominato dal partito trasversale dei “cementificatori”, in questi anni non è sempre stato facile mantenere la “retta via”. Pur non avendoli cercati, preferendo la via dell’associazionismo, tra le forze politiche presenti nel Comune all’inizio abbiamo avuto consensi diretti e indiretti solo da parte del PS e dei Verdi, due forze minoritarie con poca voce in capitolo. Poi la nascita di altre associazioni consimili – in particolare Uniti per Brè e Cittadini per il Territorio di Massagno – ha permesso di allargare il discorso e unire le forze, dandoci la possibilità di evidenziare nel dibattito pubblico i temi e le esigenze che ci stanno a cuore. Ciò ha smosso l’aria di questa città e ha cominciato a risvegliare anche altri partiti. Già abbiamo riferito della mozione di alcuni consiglieri comunali PLR che, nell’ambito della prossima revisione del Piano Regolatore, richiedono maggior attenzione all’ambiente, alla difesa del territorio e alla mobilità, auspicando il coinvolgimento dei cittadini. All’appello mancano ancora Lega e PPD che finora non si sono pronunciati. Per quanto riguarda quest’ultimo partito ci sembra però possibile segnalare una svolta positiva da quando Angelo Jelmini è subentrato in Municipio a Paolo Beltraminelli.

Il 27 aprile scorso una nostra delegazione ha incontrato Angelo Jelmini e l’architetto Hubeli, quali responsabili del Dicastero pianificazione della città, per discutere di alcuni problemi urgenti di Gandria: sistemazione della piazza dietro la chiesa e della ex-casa comunale, inventario del nucleo (per cui abbiamo stabilito contatti con la Supsi) e trasporti pubblici. A seguito di quell’incontro, un mese fa il sindaco Giorgio Giudici, a nome del Municipio, ci ha scritto di aver incaricato i servizi comunali competenti “a voler verificare lo stato della Casa comunale e presentare una proposta di intervento per la sua sistemazione”. Per quanto riguarda la piazza “è dell’opinione che, sulla base delle informazioni che saranno raccolte grazie all’inventario e al rilievo degli edifici che saranno elaborati dall’Associazione in collaborazione con la SUPSI, si esaminerà la necessità di avviare uno studio per il Piano di quartiere al fine di rivedere la sistemazione della piazza nel suo complesso in un concetto più generale (arredo, posteggi, tipologia raccolta rifiuti, servizi igienici, deposito squadra DSU, ecc), come pure di organizzare dei Workshop in collaborazione tra Municipio e popolazione”. Da ultimo, il Municipio ci comunica che “per quanto attiene alla problematica legata ai collegamenti con i trasporti pubblici, nell’ambito del “progetto Buxi”, attualmente al vaglio, saranno valutate le eventuali possibilità”.

Siamo quindi contenti di poter dire che dopo un primo periodo di rigetti e di chiusure, almeno nelle intenzioni si aprono forse prospettive di reciproca conoscenza e collaborazione. Tanto più che non si tratta di un episodio isolato. Anche il recente incontro, del 9 luglio scorso, di Uniti per Brè con il municipale Angelo Jelmini sembra infatti segnalare una nuova tendenza. 

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28 giugno 2012 4 28 /06 /giugno /2012 14:50

Bombardato dal lobbying di alcuni ambienti politici ed economici ticinesi, il Consiglio Federale si è arreso e propone di costruire una seconda galleria stradale sotto il San Gottardo. La proposta dovrà passare al vaglio delle Camere federali: se dovesse essere accolta saremo chiamati alle urne nel 2015.

Lo spauracchio agitato dai fautori del raddoppio è quello dell’isolamento del Ticino nei due-tre anni richiesti per il risanamento dell’attuale galleria. Un argomento discutibile, tanto più che, se tutto fila liscio, quella nuova non sarà messa in esercizio prima del 2030: quindi oltre 10 anni dopo la galleria ferroviaria di base che già risolverebbe buona parte dei problemi, in particolare quello dei viaggi individuali. Resterebbe però in parte scoperto quello del trasporto di merci. Ma quanto incidono quei trasporti in rapporto all’isolamento del Ticino?

Alcuni studenti della Scuola cantonale di commercio hanno esaminato il problema, giungendo a risultati – proposti in forma abbreviata da La Regione – che lasciano allibiti: al Ticino verrebbero a mancare giornalmente solo 13 camion da 35 tonnellate per le sue importazioni e altri 8 per le sue esportazioni. 21 camion al giorno, tutto qui.
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24 giugno 2012 7 24 /06 /giugno /2012 22:49

Da mesi alcuni ambienti politici ed economici ticinesi stanno conducendo un'insistente campagna di stampa e una robusta attività di lobby in favore della costruzione di una seconda galleria stradale sotto il San Gottardo. Tra un paio di giorni il Consiglio Federale dovrebbe dire come vede le cose. Fino a poco tempo fa aveva sempre lasciato intendere di non vedere di buon occhio, per vari e fondati motivi, quella soluzione per far fronte al cosiddetto "isolamento del Ticino", paventato per i due o tre anni in cui l'attuale galleria dovrebbe essere risanata (dopo l'apertura della galleria ferroviaria di base dell'Alptransit). Ora  un giornale svizzero tedesco anticipa che a Berna avrebbero mutato opinione e che il governo appoggerà la costruzione del secondo tubo. Forse anche questo è solo un modo di far pressione, forse corrisponde a verità; tra pochi giorni lo sapremo.
Poi la patata bollente passerà al parlamento e alla fine dovremo dire la nostra nell'inevitabile votazione popolare. La nostra Associazione è contraria alla realizzazione della seconda galleria, per tutta una serie di ragioni ben motivate e formulate in un appello al Consiglio Federale che abbiamo sottoscritto insieme a oltre una trentina di altri gruppi, grandi e piccoli.

 

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14 giugno 2012 4 14 /06 /giugno /2012 10:24

Viviamo in un tempo di sprechi, dove in genere le vecchie cose vengono buttate via per far posto a nuove cose che poi diventeranno vecchie e saranno buttate via. Ci fa perciò piacere segnalare una simpatica iniziativa in controtendenza.

Domenica prossima 17 giugno al campetto di basket della scuola della Gerra (in via Trevano) alle 13.00 si aprirà IL BARATTOLO 2012, secondo gli organizzatori "l'unico mercatino alternativo dello scambio a Lugano". Un'occasione per portare i vostri vecchi oggetti, vestiti e quant'altro per scambiarli con gli altri o venderli. L'aperitivo - con bevande fresche, succhi tropicali e cibo brasiliano - sarà allietato da musica live. In più sette artisti, con differenti background, dimostreranno dal vivo come dare una seconda vita a vecchie sedie. 
Per iscrizioni, bancarelle e info ilbarattolo@gmail.com, oppure 076 2259453. 

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 14:21

Anche quest'anno la festa dei vicini è stata ben frequentata (grazie a Ennio per l'organizzazione). Si sono viste facce nuove di nuovi arrivati e, forse per via della crisi, è stata un po' meno vivace dell'anno scorso (ma quello fu un anno di eccezionali scatenamenti). Ve ne offriamo alcuni scorci.

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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 10:25

Ve lo abbiamo già detto ma non ci stanchiamo di ripeterlo. Martedì 22 maggio alle 18.30 nell'Aula Magna dell'Università della Svizzera Italiana, Salvatore Settis parlerà sul tema "Paesaggio, territorio e arte nella tradizione italiana"

Settis è un personaggio autorevole; per la sua biografia, ma soprattutto per il suo impegno civile. Confidiamo quindi in una numerosa partecipazione.

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16 maggio 2012 3 16 /05 /maggio /2012 13:17

"Grazie a tutte e tutti voi per la generosa e splendida merenda che avete offerto agli spettatori di TuraNà TuraNà del Teatro Pan.Siete stati molti gentili e generosissimi. Il vostro borgo è bellissimo e lo spettacolo là è stato veramente super bello!" Questo ci ha scritto Francesca con Alysha, che ringraziamo.

Cosa potremmo aggiungere a queste parole? Solo alcune foto che testimoniano l'atmosfera calorosa di una giornata un po' freddina.

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5 maggio 2012 6 05 /05 /maggio /2012 16:49

Nei giorni scorsi la Città di Lugano ci ha offerto un lussuoso dépliant che propaganda la “tappa prioritaria” della “Rete tram del Luganese”. Carta patinata, modellizzazioni, cartine e un sacco d’informazioni; una vera e propria operazione di marketing.
Veniamo informati che questa prima tappa - la linea in galleria tra Lugano e Manno/Bioggio - costerà all’incirca 300 milioni di franchi e che il tram dovrebbe entrare in esercizio nel 2023. Quindi; 300 milioni e 11 anni di attesa per non avere il tram a Lugano, bensì un collegamento veloce tra Lugano e il Piano del Vedeggio.
Quanto veloce? Si potrà andare da Lugano a Ponte Tresa in 23 minuti: oggi, lungo la linea di collina della FLP, ne occorrono 25 (vedi orario). C’è da chiedersi se il gioco valga la candela. Anche perché ciò porterà a medio termine all’eliminazione della centenaria linea di collina, con grave pregiudizio per Sorengo e Muzzano: la sua gestione non sarà economicamente sostenibile. Inoltre con metà di quella cifra si sarebbe potuto mettere in esercizio in tempi più brevi la linea tranviaria dal centro di Lugano a Cornaredo, dove nel nuovo polo si intendono insediare 3500 nuovi posti di lavoro. Per far fronte all’incremento si potenzieranno invece le strade, con un ulteriore aumento del traffico automobilistico, dimenticando di predisporre subito una rete adeguata per i trasporti pubblici. Oppure, con una cifra pari, si sarebbe potuto prolungare la FLP fino a Viganello e Cornaredo. Basterebbero 400 milioni per realizzare l’intera linea tranviaria da Cornaredo al Pian Scairolo; certo non sono pochi ma l’effetto strutturante di quella realizzazione – la “spina portante” evocata nella recente mozione PLR in Consiglio comunale - ne vale certamente il prezzo.
Abbiamo ricordato queste cose in occasione della votazione in Consiglio comunale del credito di progettazione definitiva per una cosiddetta ”opera prioritaria” che ci sembra decisamente inutile. Siamo rimasti inascoltati; anche se qualcuno ha votato “turandosi il naso” il credito è stato votato, con la sola opposizione della Lega, che il tram non lo vuole. È come se i responsabili politici della nostra città con il Piano d’agglomerato del Luganese si siano infilati in un vicolo cieco dal quale non sanno più come uscire. Quei 300 milioni buttati nel buco sotto la collina di Breganzona pregiudicano il futuro: forse non vedremo mai il tram a Lugano.

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