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13 marzo 2012 2 13 /03 /marzo /2012 14:46

A metà degli anni '30 del secolo scorso Gandria contava 197 abitanti distribuiti in 64 fuochi. 38 abitanti si occupavano allora solo di agricoltura e tra queste 35 erano donne. La cosa è sorprendente perché allora le parcelle coltivate erano molto frazionate (circa 400, alcune di appena 12 metri quadrati) e la coltivazione richiedeva notevoli sforzi in un paese "dove l'acqua bisogna portarla a secchi su dal lago, dove il trasporto deve essere fatto tutto coi gerli, e dove non si ha a disposizione per ingrassare i campi che il letame di 7 bovine, per mantenere le quali, in annate di siccità, bisogna anche comperare fieno dal di fuori, perché di prati non ne esistono, e non si ha che il foraggio delle scarpate erbose (brughe).". Insomma, l'economia agricola di Gandria era "a tipo prettamente matriarcale: solo le donne lavorano la terra, gli uomini sviluppano tutta la loro attività nelle arti, nelle professioni e nei mestieri recandosi mattina e sera a Lugano quali impiegati od operai, o gerenti aziende proprie. In tutto il paese che fanno solo agricoltura non vi sono che tre uomini: uno di Gandria e due esteri. Il paese di Gandria non è quindi tipico solamente per la forma delle sue case, e de' suoi sentieri, ma lo è anche per le sue donne ... alle quali si deve tributare una viva lode per la diligente ed illuminata operosità che spiegano nel campo agricolo!".

donne.jpgQueste considerazioni sono dovute al professor Alderige Fantuzzi che, in collaborazione con l'ingegnere Arnoldo Gaggini, vinse il premio di 1000.- fanchi messo in palio dall'Associazione ticinese di Economia delle Acque per "l'allestimento di progetti d'irrigazione floricola ed orticola". Il loro progetto, dal titolo "L'orticoltura nel territorio di Gandria" fu pubblicato sulla Rivista tecnica della Svizzera Italiana del marzo-aprile 1937. Si tratta di un progetto estremamente interessante e dettagliato che propone un sistema d'irrigazione dei terrazzi di Gandria quando ancora non esisteva l'acquedotto comunale: vale la pena di leggerlo (lo si può trovare alla biblioteca cantonale di Lugano). A qualcuno potrebbero magari venire delle idee, anche perché i due autori allora chiudevano il loro studio con queste parole: "Quando le larghe zone di terreno quasi incolto fossero trasformate in campi e terrazze di regolare fattura siamo certi che gli Orti di Gandria finirebbero per costituire una attrattiva di più pei numerosi forestieri che si recano a visitare questo incantevole lembo di terra ticinese!".

Se siete troppo pigri per andare in biblioteca, potete intanto leggere il breve estratto pubblicato dal Giornale del Popolo del 24 febbraio scorso.

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