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18 novembre 2010 4 18 /11 /novembre /2010 11:29

Alcuni mesi fa abbiamo chiesto ai consiglieri comunali di Lugano di “decidere di non decidere” sulla mozione Arigoni “Giù le mani da Gandria!” perché non esistevano i presupposti per la decisione. Abbiamo poi proposto un concorso di idee per ottenere gli elementi necessari a valutare il possibile futuro di Gandria: il Municipio lo ha rifiutato. Ora, senza studio preventivo e cognizione di causa, il Consiglio comunale ha rigettato la mozione, ponendo una pesante ipoteca sul futuro di Gandria (vedi qui: Corriere del Ticino, La Regione, Giornale del Popolo). Questa decisione è deplorevole perché, pur lasciando sostanzialmene le cose come prima, dà un segnale positivo a chi intende fare speculazioni immobiliari a scapito del territorio.

Certo sulla mozione Arigoni è lecito avere opinioni diverse; è risaputo che la disposizione tassativa di una zona verde dava fastidio anche a qualche benintenzionato. Non si deve però dimenticare che quella richiesta corrisponde al parere di due Commissioni del paesaggio (federale e cantonale): la loro presa di posizione aveva dato motivo al Cantone di negare la licenza preliminare di costruzione alla palazzine Pacchin/Giudici. Ciò lascia prevedere difficoltà, polemiche e ricorsi qualora il Municipio dovesse concedere la licenza al nuovo progetto che i promotori, si suppone, potrebbero presentare a breve.

L’argomento principale con cui si è motivato il rigetto - quello dell’onere dell’esproprio materiale - ci sembra specioso e populistico; non dovrebbe presumibilmente superare (potendo chiamare alla cassa anche il Cantone e la Confederazione) quei tre milioni che due anni fa il Municipio era disposto a spendere per “rifare il trucco” al Padiglione Conza (poi negati da una votazione popolare).

La cosa che maggiormente stupisce e rattrista, ma segnala l’importanza della posta in gioco, è l’imposizione della “disciplina di partito” su una questione riguardante il bene comune, al quale ogni cittadino dovrebbe rispondere secondo la propria coscienza e sensibilità. Solo due consiglieri - Giovanna Viscardi (PLR) e Rolf Endriss (PPD) - hanno avuto il coraggio di trasgredire le direttive; la dignità di quel consesso avrebbe meritato almeno qualche astensione.

Da due anni operiamo cercando di smontare steccati e smorzare contrapposizioni, per favorire dibattiti e soluzioni ragionati e ragionevoli per Gandria. Nell’indifferenza che il comune ostenta verso il nostro impegno e verso i gandriesi in generale scorgiamo la visione di chi crede che i cittadini siano al servizio delle istituzioni e non viceversa. La strada della democrazia e della partecipazione è ancora in salita, ma siamo ostinati e disposti a percorrerla.

 

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