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1 ottobre 2009 4 01 /10 /ottobre /2009 13:01
E' un po' datata, ma la riproponiamo lo stesso perché poco conosciuta nonostante la sua deliziosa miscela di italiano e dialetto; una storia scritta da Claudio Mudry, Ul Sclitòn del Gino, che ricorda il mutare di Gandria.
Indaghiamo la storia del paese e ci interessano gli episodi minuti. Perché la Storia, quella con la s maiuscola, una disciplina appunto degli storici, è prima di tutto vita, storia di vite passate e in divenire, delle vite nostre e di quelli che ci hanno preceduti.
Una storia individuale non è ancora Storia, ma la nutre e l'aricchisce di particolari.
La nostra associazione è interessata a raccogliere la storia orale, le testimonianze di chi ha visto e vissuto cose a noi ignote e che vorremmo sapere. Invitiamo perciò i nostri soci a stimolare le persone anziane a raccontarci le loro storie, a mostrarci le loro fotografie, a confidarci i loro ricordi.
Per esempio, sappiamo poco o niente di una tipica "industria" di Gandria, quella della corteccia di tiglio utilizzata per fare legacci. Forse c'è ancora qualcuno che può dirci qualcosa: come si facevano i legacci, a cosa servivano? 

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