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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 16:52

Gandria, 11 novembre 2015

Egregio signor Jelmini,
con questa lettera aperta vogliamo esporle una piccola ma emblematica vicenda che volge a conclusione in quel di Gandria.
A due riprese, nel 2011 e nel 2012, il signor XY (lo chiameremo Volpi) presenta domande di costruzione per “ampliamento e sopraelevazione abitazione” sul mappale 168 di Gandria. I progetti “sforano” l’altezza consentita dal Piano Regolatore; cionostante sono pubblicati senza la necessaria richiesta di deroga. VivaGandria e diversi vicini si oppongono inoltrando ricorso.
Il signor Volpi ritira successivamente le due domande e nell’agosto 2012 presenta un progetto conforme, senza sopraelevazione del tetto. I ricorsi vengono ritirati e il 14 novembre è concessa la licenza di costruzione nella quale il Municipio precisa: “La struttura, la forma, le quote, la geometria della carpenteria portante e la tipologia dei materiali del tetto dovranno essere mantenuti”.
A cantiere aperto, nel 2013, si constata che l'altezza del tetto viene aumentata per ottenere un appartamento supplementare: sulle pareti perimetrali sono aperti nove vani finestra non contemplati nella domanda di costruzione. VivaGandria lo segnala all’ufficio competente, che blocca i lavori.
Allora il signor Volpi inoltra una domanda di variante in corso d’opera per legalizzare l’abuso. Gli opponenti osservano tra l'altro che “nella carpenteria del tetto sono apparsi dei travetti rompitratta delle dimensione tipiche dei prodotti Velux (lucernari)”. Chiedono perciò “che questo evidente tentativo di abuso edilizio, venga sanzionato con l’obbligo di ripristino della situazione riportata nei documento della licenza edilizia concessa il 14.11.2012”.

A questo punto il signor Volpi chiede un esperimento di cociliazione. Durante l’incontro del 20 gennaio 2014 afferma che: a) l’innalzamento del tetto dipende da un errore di misurazione, b) rinuncia alle nove finestre e c) intende mantenere il solaio preesistente non volendo realizzare un nuovo appartamento. Dal canto suo VivaGandria chiede che “il signor Volpi iscriva una servitù al Registro fondiario a garanzia delle promesse da lui fatte”. Nella licenza per la variante concessa il 27 marzo 2014 il Municipio ritiene però sufficiente precisare che"le finestre perimetrali dovranno essere chiuse così come i lucernari”.
Nel giugno 2015 VivaGandria segnala che i vani finestra sono ancora aperti e sono apparsi tre nuovi lucernari. Il 10 luglio il Dicastero edilizia privata comunica di essere intervenuto presso il signor Volpi ordinandogli di chiudere finestre e lucernari entro 30 giorni. Con un codicillo: "o in via subordinata la presentazione di una domanda di costruzione a posteriori”.
Oggi finestre e lucernari continuano a fare bella mostra di sé, anche se nel frattempo il Municipio “ha avviato procedura di contravvenzione per ripetute violazioni formali della Legge edilizia”. Ma neanche il signor Volpi resta inattivo: il 23 ottobre scorso ha presentato una domanda di costruzione per “cambio di destinazione da sottotetto ad abitazione”.
Questa vicenda si avvia forse al suo prevedibile epilogo? Il signor Volpi otterrà il suo appartamento supplementare con un sigillo di legalità per uno sfacciato abuso edilizio? Avremo riprova che la via dell'abuso è pagante? A Gandria sono in molti a sperare che non sia così.
Onorevole Jelmini, lei cosa ne pensa? Avalla la prassi dei suoi servizi? O ritiene, anche per scoraggiare nuove infrazioni, di dover intervenire affinchè i cittadini non abbiano a perdere fiducia nelle autorità e nelle leggi?
Le saremmo grati di comunicarci la sua opinione.
Cordiali saluti,
Associazione VivaGandria

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Published by VivaGandria
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