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22 settembre 2015 2 22 /09 /settembre /2015 12:38

Il 19 agosto scorso il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso Pacchin/Loriso contro il diniego da parte del Comune di Lugano al piano di quartiere delle contestate palazzine di Gandria. Lo ha fatto con una lunga presa di posizione che da una parte ci rallegra, perché impedisce la realizzazione di un progetto inadeguato, e dall'altra lascia l'amaro in bocca perché ripropone il solito taia e medega sulla questione di fondo: si può o non si può costruire su quelle parcelle?
Pur riconfermando il diniego comunale in base alle considerazioni della Commissione federale per il paesaggio, il CdS auspica una "fattiva collaborazione fra il promotore e le autorità cantonale e comunale nell'individuazione di una linea progettuale che possa risolvere in modo soddisfacente la problematica oggetto di giudizio".
Malgrado quell'affermazione, al municipale Angelo Jelmini crede doversi leggere tra le righe della decisione governativa che il Cantone "auspichi un dezonamento di quel terreno" (comporterebbe un esproprio materiale con indennizzo del proprietario) e vorrebbe capire meglio. Noi siamo favorevoli al dezonamento e già diverso tempo fa avevamo suggerito perché all'indenizzo del proprietario dovrebbero contribuire sia il Cantone che la Città. 
Confrontato a queste esternazioni contrastanti l'avvocato Item, patrocinatore dei promotori, accusa il governo, a nostro parere giustamente, di cerchiobottismo e preannuncia un ricorso al TRAM.
Questa situazione perdura da sette anni ed è diventata grottesca. Non ci resta che ribadire per l'ennesima volta la nostra richiesta: il PR di Gandria è da rivedere immediatamente perché obsoleto e subito, per evitare che i buoi escano dalla stalla, il Municipio dovrebbe decretare una zona di pianificazione sul terreno in questione.

 

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Published by VivaGandria
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